04 Nov 2011

Celebrato solennemente il 4 novembre

 

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È stato celebrato solennemente questa mattina l’anniversario della vittoria nella Prima Guerra Mondiale che da decenni è giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

Alle 9.30 in corteo dal municipio, il sindaco, Luciano Marinucci, l’amministrazione comunale, il comandante della stazione dei Carabinieri, il parroco di San Rocco, i rappresentanti delle associazioni combattentistiche e partigiane hanno formato un corteo che ha raggiunto il monumento ai caduti in piazza San Rocco, dove ad attenderli c’erano i ragazzi delle quinite elementari e delle terze medie dell’istituto comprensivo, guidati dal preside e dai loro insegnanti.

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È stato celebrato solennemente questa mattina l’anniversario della vittoria nella Prima Guerra Mondiale che da decenni è giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Alle 9.30 in corteo dal municipio, il sindaco, Luciano Marinuc

 

 

Dopo le note del “Silenzio” e la benedizione da parte di mons. Bonifacio Mariani, il sindaco ha deposto una corona di alloro al monumento.

Il sindaco ha poi preso la parola per un breve discorso commemorativo:

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Autorità civili, militari e religiose,

Cari concittadini,

è con grande gioia e profondo rispetto istituzionale che per la prima volta da sindaco, mi appresto a celebrare una giornata il cui significato, storico, civile e morale, si è forse un po’ perso nel trascorrere del tempo.

Oggi, 4 novembre, a 93 anni di distanza dal momento in cui è terminata la Prima Guerra Mondiale che per l’Italia ha significato il completamento dell’Unità degli italiani con l’acquisizione del Trentino, della Venezia Giulia e dell’Istria, terre irredente ancora sotto il dominio straniero, si celebra non solo la commemorazione dell’Unità Nazionale, che quest’anno è ancora p iù solenne, ma anche la giornata delle Forze Armate, che non finiremo mai di ringraziare per la loro opera a tutela della sicurezza dei cittadini, sia entro i confini nazionali, sia fuori e penso, con un saluto pieno di orgoglio e gratitudine, ai tanti militari che sono impegnati in tutte le latitudini a garanzia della pace e della sicurezza.

Oggi, a 150 anni dal giorno in cui l’Italia è stata unificata, possiamo riflettere meglio sul significato dell’essere italiani. Già nel corso della cerimonia di premiazione del premio “Lamerica”, due settimane fa, ho avuto modo di ricordare le dure parole di Dante Alighieri sull’Italia, che allora era divisa politicamente e moralmente e che oggi rischia di tornare a quel passato, a causa dell’egoismo che  rinchiude ciascuno di noi nello stretto orizzonte del proprio paesello.

Va compiuto uno slancio, ideale e morale, per risvegliare quel sentimento nazionale in grado di alimentare il desiderio di coesione nel tentativo di rafforzare la comune identità che cementa l’effettiva unione del Paese, la quale è principalmente unione di uomini, di menti, di cuori, di energie.

Il primo pensiero va ai ragazzi e ai giovani, alle generazioni più giovani che rappresentano il futuro della Nazione e che dallo studio della storia patria possano ritrovare l’orgoglio di essere italiani e la forza per non perdere l’identità e lavorare per la crescita di tutto il Paese. Ciò può accadere solo coltivando la fiducia in un mondo migliore, che va costruita dando esempi migliori. Perché la rivoluzione parte sempre dal proprio cuore, non è questione di armi.

Siamo tuttavia di fronte ad un monumento che ci ricorda chi ha lottato offrendo la propria vita per questo ideale. A loro – e ai nostri concittadini caduti in particolare – va il nostro deferente ricordo, carico di gratitudine: sappiamo e crediamo che la guerra è una “avventura senza ritorno”, ma rendiamo onore a chi ha saputo mettere da parte il proprio interesse particolare per imbracciare le armi a difesa dell’unità nazionale, prima, e delle istituzioni democratiche, poi.

Il pensiero di questi caduti ci ricordi che la guerra può esserci anche tutti i giorni, nel nostro cuore, nel nostro animo, e che essa si manifesta nei nostri atteggiamenti quotidiani.

Ecco: questi caduti ci ricordino sempre che il nostro compito è dire parole di pace e compiere azioni di pace, facendo ognuno diligentemente la propria parte ed offrendo ciascuno il proprio contributo alla costruzione di una società giusta fondata sulla solidarietà e sul rispetto reciproco.

Così lavoreremo affinché l’origine della violenza rimanga un solo e brutto ricordo e non una crudele realtà.

Così davvero onoreremo questi caduti.

Viva le Forze Armate, viva l’Unità d’Italia.

Alla cerimonia era presente anche Achille Umberto Di Nisio, reduce della Seconda Guerra Mondiale, decorato con la medaglia di bronzo al valor militare per l’eroismo dimostrato a Cefalonia, in Grecia.

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