10 Mar 2014

Su un colle della dorsale che scorre da oriente ad occidente, tra gli alvei del fiume Pescara e del torrente Vallelunga, in posizione dominante la fondovalle, sorge San Giovanni Teatino (fino al 1894 detto Forcabobolina).

Il comune è praticamente diviso in due realtà San Giovanni Teatino, che è il borgo storico sul colle, e Sambuceto, insediamento urbano in continua crescita, sede di un'ampia zona commerciale e una importante area industrializzata.

Il territorio si estende per 18,19 Kmq su un'area intensamente coltivata, popolata di abitazioni disperse sui fondi che, nella pianura a destra del fiume Pescara, si accentrano nel notevole aggregato urbano di Sambuceto, senza soluzione di continuità con l'agglomerato dell'attigua città di Pescara.

Nel caso del Comune di San Giovanni Teatino, attualmente strutturato nei due centri di San Giovanni alta e Sambuceto, la documentazione più antica è risalente all'epoca medievale, precisamente al 1095, anno in cui è attestata la menzione di un "castellum Furca" (castello di Forca) e di una "silva Sambuceti" (foresta di Sambuceto), oggetto di una donazione da parte del conte normanno Roberto I di Loritello alla Chiesa di Chieti, nella persona del Vescovo Rainolfo (1085-1105).

Uno dei tratti peculiari dell'antico territorio di San Giovanni Teatino – Sambuceto fu quello di gravitare all'interno di un ambito caratterizzato dalla presenza di due centri demici di un certo rilievo: Aterno (Pescara) e Chieti. Sin dall'epoca che va dalla fine dell'XI all'inizio del XII secolo, molteplici e complessi furono i rapporti che intercorsero fra queste città e l'allora castello di Furca e Sambuceto, che nelle fonti viene definito silva (foresta). Chieti fu centro del potere episcopale e del potere comitale, almeno fino ai normanni, ed esercitò su Furca un'attrazione di tipo politico-istituzionale. Il castello seguì le vicende istituzionali del territorio teatino divenendo, con il vescovo normanno Rainolfo, un centro di potere politico militare a servizio della signoria territoriale, esercitando un ruolo strategico per il fatto di ospitare i placiti giudiziari ed essere sede di una guarnigione militare.

Dalla metà del XII secolo la crescita della popolazione portò alla costruzione al suo interno della chiesa di San Giovanni, dalla quale deriva l'attuale nome di San Giovanni Teatino e che evidenzia come, nel frattempo, tale centro si era trasformato e accresciuto e, con l'aumento della popolazione, aveva raggiunto una sua autonoma configurazione demica.

Dal canto suo la silva Sambuceti si presenta sin dal 1095 come una località precisa ed individuata chiaramente, seppur dipendente dal castello di Forca ma, già da allora, orientata verso la vicina città di Aterno, i cui uomini esercitavano su di essa antichi diritti di sfruttamento del legname.

Se la conquista normanna ebbe l'effetto di allentare i legami tra Furca e Aterno, il territorio di Sambuceto e la sua silva nel 1226 risultano ormai alle dirette dipendenze di Aterno, città il cui nome è diventato Pescara.

FORCABOBOLINA (FORCA-BOBOLINA).

Perché un nome del genere? E quando lo si cominciò a chiamare così?

Il nome di "Forca" è collegato all'idea di "valle stretta" (si ricordino le famose "Forche Caudine" dei Romani).

Ma perché "bobolina"?

Sicuramente "bobolina" deriva da "bos-bovis" (bue), e non da "populus" (pioppo - Forcapopolina). La riprova di questo significato è data dal fatto che, negli antichi documenti, non troviamo mai "Forcapopol ina", ma "Forcabobolina" o "Forcabovolina". Di Forcabobolina si fa menzione negli antichi documenti, specie ecclesiastici. Eccone qualche esempio eloquente. Nel 1095 Roberto Conte dei Conti dona alla Chiesa Teatina, S. Gerusalemme e S. Salvatore in Aterno (Pescara), il castello di Forca e altre chiese. Nel 1099 il vescovo di Chieti, Rainolfo, dona il Castello di Furca insieme a quello di Villamagna a due suoi nipoti, Guglielmo e Gilberto, normanni.Nel 1115 il Papa Pasquale II, confermando alla Chiesa Teatina le donazioni fatte da Roberto, conte di Loretello, di Tascione, di Roberto e di Guglielmo, fa scrivere: In teatino autem comitatu castellum Sancti Pauli et castellum quod Furca dicitur" (= Nella contea teatina, il castello di S. Paolo "Colle S. Paolo" e il castello detto "Forca"). Nel 1195 Enrico VI, padre di Federico II di Svevia, emana un diploma nel quale è menzionata una silva et territorium Sambuceti alle dirette dipendenze di Pescara. Nel 1173 Alessandro III, con la Bolla concistoriale "In eminenti", confermando gli antichi confini della diocesi di Chieti, nomina espressamente "castellum Sancti Pauli, castellum quod dicitur Furca, castellum Genestrule etc.". Nel 1226 nel diploma di Federico II di Svevia, emanato nell'occasione straordinaria della convocazione dei baroni del Regno a Pescara, prima di partire contro i comuni dell'Italia centro-settentrionale, si evidenzia come Chieti fu per il Castellum Furca il riferimento politico-istituzionale, mentre Aterno fu il fulcro di orientamento economico.Nel 1323 Nell'inventario dei beni della Mensa Vescovile di Chieti, formato per ordine di Mons. Raimondo De Mausaco, dei Frati Minori, francese di nascita ed esattamente di Marsiglia, nel cap. IV tratta dei "demania Ecclesiae Theatinae in castro Furcae" (ff. 80-81) e dei diversi "foculari" di detto "castrum Furcae" (ff. 81-82). L'Ughelli, in "Italia Sacra" (v. IV, c. 739), parlando di Fr. Raimondo de Mausaco, asserisce che egli obbligò un certo Giovanni del castello di Forca, feudatario della sua Chiesa, a prestare obbedienza alla stessa e a riconoscerla per padrona offrendo un censo annuo nella festività di S. Tommaso e di dare un pranzo al Capitolo Teatino o di versarne il denaro equivalente: "Compulit an. 1322 Joannem Furcae Castri Dominici Ecclesiae suae feudatarium ad oboedientiam, et ad ipsam cognoscendam Ecclesiam singulis annis certo censu persolvendo, et quod teneretur singulis annis in Festo S. Thomae prandium facere Capitulo Teatino, vel pecuniam solvere".Nel 1692 in una bolla conservata nell'archivio del Capitolo Metropolitani di Chieti, troviamo che Ignazio Ricciardone, maestro della Canonica, Camillo Urbanizio, arcidiacono, e l'abate Ignazio Toppi, procuratori del Capitolo, cedono in enfiteusi sino alla terza generazione una masseria in Forca Bobolina a Venanzio Filippone.

Di tale signoria della Curia di Chieti su Forcabobolina ne abbiamo conferma nel predicato che abitualmente seguiva il nome del Vescovo di Chieti pro-tempore: "Barone di Forcabobolina".Nel 1697 dal catasto preonciario conservato nell'archivio comunale di San Giovanni Teatino, in cui sono contenute le documentazioni preparatorie alla formazione del Catasto Onciario, compilato negli anni 1742-1743 e conservato nell'archivio di stato di Napoli, conosciamo le famiglie, le proprietà, i luoghi del nostro passato. Una sintesi socio-economica della comunità locale dagli ultimi anni del 1600 ai primi del 1800.Forcabobolina con la frazione Sambuceto, non solo formava un comune a sé stante, ma quanto al servizio pastorale faceva parte della Parrocchia di S. Maria de Criptis in Villareale: S. Giovanni Teatino (paese, Parrocchia San Giovanni Evangelista) si renderà autonoma nel 1914, mentre Sambuceto nel 1923 (esattamente con bolla del 21.12.1922: Parrocchia San Rocco).Villareale-terra regia, villaggio regio, si chiamava originariamente "Fonte del Trocco" o "del Trocchio". Nel 1595 contava fuochi 21; nel 1648, fuochi 26; e nel 1669, fuochi 11. Con la nuova circoscrizione del secolo scorso, fu ann essa al Comune di Chieti unitamente alle contrade di Villa Foresta e Colle S. Paolo, ma le venne tolta Sambuceto, che fu aggregata al nuovo Comune di Forcabobolina, unitamente ai territori di Torre Gentile, Toppi, Valignani, Lanuti e Prima Villa, "che formavano tante Università (Comuni) separate con Camerlenghi, Cancellieri e Governatori distinti". "Torre Gentile" era divisa in tre parti: Torregentile Valignani, perché appartenuta alla famiglia Valignani; Torregentile Lanuti, perché apparteneva alla famiglia Lanuti; Torregentile Toppi, perché posseduta dalla famiglia Toppi. Ognuna delle tre parti di Torregentile era abitata da 250 persone circa. Secondo le "tassazioni" dei secoli XVI e XVII, nel 1595, c'erano 7 fuochi, nel 1648, 17; nel 1669, 69. "Primavilla" apparteneva, col titolo di Baronia, alla famiglia Henrici.

Da Villareale come Parrocchia, dipendevano S. Giovanni di Forcabobolina, S. Rocco di Torrevecchia e S. Giuseppe di Castelferrato. I coadiutori di Villareale risiedevano però presso queste Chiese, per comodo dei parrocchiani così lontani dalla Chiesa-Madre. Nel perimetro della Parrocchia di Villareale c'erano pure tre Chiese rurali: S. Rocco di Sambuceto, di diritto-patronato della famiglia Henrici; di S. Barbara di Forcabobolina, di diritto-patronato della famiglia Feragalli (la chiesetta esiste ancora oggi, piccolina, purtroppo devastata e deturpata dall'abbandono e dal vandalismo); e di S. Maria del Carmine, amministrata dalla Beneficenza di Chieti.Nel 1844 a Forcabobolina, secondo una relazione di Del Giudice, "non ha avuto per lo addietro altro nome, e da tempo immemorabile, che quello di Forcabobolina, come per antica tradizione, e dai detti di vecchi quasi novagenari. Nel perimetro di questo Comune vi sono le seguenti Ville, cioè Villa Toppi, Villa Lanuti, Villa Gentile, Valignani e Villa Sambuceto... Vi sono due sole Chiese, una filiale con Sagramenti e Sagramentali, sotto il titolo di S. Giovanni Evangelista, e un'altra nella Villa Sambuceto sotto il titolo di S. Rocco, e un'altra particolare Chiesa di S. Barbara della Famiglia Feragalli". Com'è facile notare le due Chiese non vengono presentate come parrocchiali, ma come "dipendenti" o "filiali" di Villareale.Quanto a produzioni agricole, il Sacco nel suo "Dizionario" così ci presenta Forcabobolina: "Villaggio situato in un amena pianura, d'aria salubre,... che si appartiene col titolo di Baronia alla Mensa Vescovile di Chieti.. Le produzioni... del suo terreno sono vettovaglie d'ogni genere, frutti di varie specie, vini, olii e ghiande...". Il Sacco, accennando all'amena pianura si sofferma piuttosto sulla parte che dalla collina scende a valle fino a lambire il fiume Pescara, cioè sulla zona che è oggi Sambuceto.Per quanto riguarda il passato, la popolazione era censita per 13 fuochi nel 1595; per 33 nel 1648; per 115 nel 1669 e 59 nel 1732. Sul finire del XVIII secolo Villa Forcabobolina era abitata da circa 625 individui. Nel 1809 gli abitanti assommavano a 1.763 abitanti; nel 1861 a 1.909; nel 1901 a 2.499; nel 1921 a 2.956 e nel 1951 a 3.967.Il vate Gabriele D'Annunzio, nelle sue "Novelle della Pescara" (La vergine Orsola) cita il territorio di Sambuceto facendo riferimento al culto di San Rocco, patrono della cittadina, e definendo la zona col nome "le piane", "la chiesa delle piane".Dal 1958 la sede comunale è stata spostata nell'agglomerato urbano della frazione Sambuceto, sia per l'elevato tasso di abitanti ivi residenti, sia per lo sviluppo industriale e commerciale che già veniva configurandosi.San Giovanni Teatino, attualmente comune con oltre 10.000 abitanti, è la cerniera delle due città maggiori: Pescara e Chieti e con altri centri limitrofi di fatto San Giovanni Teatino costituisce la cosiddetta area metropolitana Chieti – Pescara e in questo contesto sorge lo scalo aereo, dell'Aeroporto d'Abruzzo.

Dal punto di vista geografico San Giovanni Teatino è localizzata nella Val Pescara, che negli ultimi 30 anni ha subito una fort issima industrializzazione, con conseguente urbanizzazione, civile e commerciale. L'economia basata essenzialmente sull'attività industriale e commerciale nella parte bassa del territorio, trova riscontro nelle attività di agricoltura praticate essenzialmente in collina (frutteti, uliveti e pregiati vigneti).

Sul territorio è ubicata la sede del Consorzio per l'Area di Sviluppo Industriale "Val Pescara" che estende il proprio ambito di competenza dall'Adriatico fino alle pendici della Maiella, oltre all'impianto radar per il controllo dello spazio aereo civile e militare.

I collegamenti con le autostrade A14 e A25 fanno di San Giovanni Teatino un centro facilmente collegabile con il resto del Paese e con le grandi città: Roma, L'Aquila, Teramo, ecc.

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